21.12.03
"CENTRO STORICO" - PROGETTO CARMINE - Negozi e locali pubblici - Extracomunitari
La Commissione “Centro Storico” di Libertà @ Progresso, coordinata da Maria Teresa Ricci, facendo sintesi delle richieste e dei suggerimenti in tema di urbanistica e prendendo spunto dall' “ appello alle pubbliche autorità” (vedi a lato), per far fronte alla situazione di degrado in costante aumento nel centro storico, presenta il seguente documento:
PREMESSA
Negli anni 80, l'Amministrazione Comunale diede inizio, tramite mirati interventi di risanamento, ad una spirale virtuosa che aveva l'obiettivo di portare alla normalità il quartiere del Carmine e di esaltarne le straordinarie potenzialità con una decisione lungimirante, perché il Carmine (“città nella città”) era, ed è, sempre stato elemento trainante e precursore dal punto di vista sociale ed urbanistico del futuro della città.
Questo processo qualificante ha subito un inaspettato arresto negli anni 90 a causa di motivazioni politiche (basti pensare al turbinoso succedersi di amministratori e ai due commissariamenti del Comune); il vuoto di potere e di iniziativa che ne è seguito ha provocato un rapido ritorno a condizioni di illegalità o di anormalità nel quartiere, sia pure diverse dalle precedenti, quali: l'utilizzo di stabili in condizioni fatiscenti, una straordinaria concentrazione di extra-comunitari, il radicamento dello spaccio della droga, lo stravolgimento della situazione sociale.
L'abbandono del Carmine da parte della Amministrazione Comunale è legato principalmente al degrado della situazione edilizia ed ha significato:
L'espansione a macchia d'olio dei problemi anche in altre parti della città;
L'abbandono dei beni artistici ivi esistenti: la chiesa di S. Maria del Carmine, anche se ristrutturata, è caduta nell'oblio;
L'insofferenza delle categorie più deboli e di chi paga le tasse verso le pessime condizioni di vita;
Il rischio di forte malessere sociale per l'eccessiva concentrazione di stranieri. Poiché il centro storico di Brescia è uno dei più vasti d'Italia (mura venete), l'Amministrazione Comunale dovrebbe averne sempre una considerazione particolare, visto che, inoltre, le periferie sono dei residenti mentre il centro storico è di tutti.
Attualmente si registra, a parole, un rinnovato impegno dell'Amministrazione comunale su questo quartiere-simbolo ma il ritardo accumulato negli interventi ha già trasformato un problema edilizio in un problema urbanistico.
CONSIDERAZIONI
L'urbanistica riguarda i due settori tipici:
Abitazioni , per le quali necessita sia fatto un uso civilmente e legalmente corretto (sembra sorprendente fare, a Brescia, nel 2002, una considerazione del genere!);
Negozi e altri locali pubblici , perché non rispondono più alle esigenze dei residenti che, tra l'altro, hanno un'età media anagrafica elevata.
ABITAZIONI
Ben venga il “Progetto Carmine”, ma vanno chiariti alcuni aspetti:
È stato assegnato questo incarico straordinario alla stessa struttura che nulla ha fatto per impedire lo scempio attuale, avendone i poteri;
I tempi lunghi sono inadeguati rispetto alla velocità di cambiamento riscontrata;
Normalmente, un'efficace azione volta al cambiamento radicale si basa sullo studio e la creazione del nuovo e sulla repressione delle situazioni irregolari; invece, non esistono azioni per la gestione del breve periodo, per impedire il continuo rinnovarsi di presenze abitative a rischio, mentre bisognava iniziare da subito la progressiva riduzione degli occupanti degli immobili inagibili (come si farà di colpo a ridurre la popolazione dei precari?);
Bisogna pretendere che gli strumenti e i poteri dell'Amministrazione Comunale siano utilizzati per combattere i proprietari d'immobili che si arricchiscono sfruttando l'estremo bisogno altrui.
Le abitazioni del centro storico sono in condizioni peggiori rispetto al resto della città; si pone quindi un problema di rispetto della normativa concernente la sicurezza e l'igiene .
La maggior parte degli edifici esistenti nella zona risale a parecchi secoli addietro ed hanno subito nel tempo forti rimaneggiamenti che, unitamente alla mancanza di qualunque manutenzione, hanno portato a indebolimenti strutturali tali da far temere per le condizioni di stabilità.
E' necessario, pertanto, richiedere che, come previsto dalle disposizioni emesse dopo i recenti crolli di Roma, gli organi tecnici comunali preposti, eventualmente autorizzati dall'autorità giudiziaria, esercitino controlli sugli immobili a rischio, in parallelo con le autorità preposte al rispetto delle norme sulla sicurezza igienica.
Qualora si accertino condizioni di non conformità, devono scattare le sanzioni per i proprietari e lo sgombero per gli occupanti.
Si è instaurata l'abitudine, ormai consolidata, secondo cui le abitazioni (regolari o fatiscenti) sono abitate da un numero abnorme di persone: questo è contrario alle norme di sicurezza e igieniche (oltre a fornire un ambiente ideale per i delinquenti che si confondono con gli altri).
Si pone quindi un problema sociale perché gli usi e costumi secolari dei bresciani non tollerano questo nuovo modo di vivere.
L'insediamento di extra-comunitari non rappresenta un problema di per sé, ma lo diventa visto il loro altissimo numero: oltre il 23% dei residenti regolari al Carmine è rappresentato da extracomunitari, di 53 diversi paesi. Impossibile diviene l'integrazione (che potrebbe avvenire senza troppi scossoni se il numero fosse fisiologico), mentre è certa la ribellione di fronte allo stravolgimento di una realtà secolare: i residenti bresciani del Carmine, di piazza Vittoria, della zona stazione (e via Milano) si ritrovano a vivere in un ambiente completamente diverso rispetto a pochi anni fa. La proporzione del fenomeno è ormai tale da avere pochi paragoni in Italia.
A parte le considerazioni storiche relative ai fenomeni immigratori, questa concentrazione è doppiamente negativa: crea timori e insicurezze in tutti i cittadini bresciani (che devono resistere alla tentazione di dire ”finché sono concentrati al Carmine, noi siamo salvi” perché il problema si sta diffondendo a tutta la città) e rallenta o impedisce l'integrazione. L'Amministrazione Comunale deve fare in modo che i nuovi vani abbiano una destinazione famigliare e scoraggiare i mono e bilocali che maggiormente si prestano ad un uso improprio.
Due considerazioni su un tema diverso ma strettamente legato all'urbanistica: il rumore.

I residenti del centro storico devono sopportare fenomeni che da un lato creano vitalità, ma dall'altro spesso rappresentano un onere eccessivo (vedi manifestazioni di massa non compatibili con la città vecchia, soluzione radicale già decisa altrove, o lo sproporzionato volume sonoro di certe rappresentazioni musicali).
La ristrettezza degli ambienti (i vicoli sono numerosi) fa sì che la rumorosità sia più elevata che altrove; pertanto, oltre al problema delle auto di cui si parla in altre relazioni, c'è quello dei mezzi della igiene urbana (esistono pochissimi mezzi a trazione elettrica) che provocano rumori che possono essere riducibili.
NEGOZI E LOCALI PUBBLICI
Bisogna capire bene che non si vuole trasformare il centro in un mausoleo: ben vengano i locali pubblici e i ritrovi itineranti o occasionali, ma il tutto nella misura del rispetto dei residenti.
Va segnalato con allarme il fenomeno della chiusura dei cinema: stiamo diventando una città d'arte per i musei già esistenti e quelli che sono in progetto, però gli abitanti hanno a disposizione solo due o tre cinema.
Dopo il fenomeno delle “venti persone in un appartamentino”, i negozi costituiscono l'elemento più appariscente dello stravolgimento subito da alcune zone del centro storico; sembra che molti cittadini e politici diano un significato limitato a ciò, riducendolo a semplice folklore o legge di mercato. Invece le conseguenze pratiche dal punto di vista sociale sono negative e già evidenti. La sconsiderata politica riguardante i centri commerciali ha generato un improvviso impoverimento dei negozi tradizionali che, ovviamente, non possono reggere la competizione, dimenticando che le nostre città non sono come quelle americane e chi vive nei centri storici (e non ha i mezzi o la convenienza a spostarsi con l'auto) ne è penalizzato. Se poi consideriamo che nei centri storici l'età media è più elevata, si vede chiaramente il problema. Da questo punto di vista, la considerazione finale è che l'immigrazione non regolamentata avvenuta nella nostra città continua a provocare effetti distorti per i residenti: oggi i nuovi arrivati hanno a disposizione numerosi negozi mentre i bresciani no!
Dal punto di vista dei controlli, oltre alle condizioni igieniche va verificata la superficie minima.
Un altro aspetto inquietante è generato dalla domanda: posto che i bresciani non riescono a pagare gli affitti elevati dei numerosi negozi o pseudo-negozi, come fanno i nuovi negozianti extracomunitari ad essere in grado di pagarli, visto che i locali sono sempre semi-vuoti e la merce venduta è sempre molto povera?
La conclusione può essere inquietante e porta a una forte richiesta di controlli che le amministrazioni pubbliche coinvolte dovranno svolgere in maniera responsabile e trasparente.
Occorre favorire il ritorno degli artigiani tradizionali di cui, pur nell'epoca dell'elettronica, si ha sempre bisogno.
Considerazione finale sul problema immigrazione di competenza della classe politica.
La manodopera extra-comunitaria (abbondante e a buon mercato) richiesta da parte del mondo imprenditoriale giova a pochi individui, ma scarica pesantissimi costi economici sulla collettività che deve provvedere a coprire i costi sociali dell'istruzione, della sanità, della casa ecc. sia dei suddetti lavoratori che dei loro famigliari, che sono bisognosi di tutto. Crediamo sia giunto il momento di aprire un confronto con le associazioni imprenditoriali perché gli imprenditori, primi beneficiari dell'immigrazione dei lavoratori stranieri, si facciano carico del problema.
E' curioso che il nostro Paese invece di trattenere i lavoratori intellettuali italiani che emigrano o incentivare l'arrivo di personale intellettuale straniero, per poter competere sul piano delle innovazioni di prodotto con i paesi più evoluti richiami torme di persone senza alcuna specializzazione per mantenere anacronistiche lavorazioni povere in Italia, che nella migliore delle ipotesi ci vedranno competere, e perdere, con i paesi che si vanno affrancando solo ora dalla miseria.
Ciò non solo ci farà correre il rischio di retrocedere sul piano economico, ma creerà un enorme problema in futuro poiché, dopo aver illuso gli stranieri circa un lavoro duraturo saremo costretti a trasferire tali lavori nei luoghi appropriati (e cioè i paesi d'origine dei manovali che stiamo impiegando massicciamente) e saremo altresì costretti ad affrontare la bomba sociale costituita dalla disoccupazione.
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