04.04.04
Relazione presentata dal presidente: Angelo Piovanelli
Ci sono appuntamenti che, immancabilmente e diligentemente, inducono a riflessioni. Occasioni nelle quali si può scegliere la facile strada della demagogia, con toni dialettici facilmente strumentalizzabili, o invece considerarle quale momento per analisi metodologiche di maniera, per la ricerca di nuove linee d'indirizzo, la definizione di progetti, per ridare importanza e nuovo vigore al lavoro che facciamo tutti i giorni.
L'Assemblea generale dei Soci si presenta come la migliore opportunità per guardarci allo specchio e vedere, a poco più di tre anni dalla nascita di Libertà @ Progresso, ciò che abbiamo costruito, quale identità ci siamo dati e per prendere in considerazione i propositi d'impegno per il futuro.
Il contesto generale.
Per fare questo non possiamo trascurare di partire da uno sguardo, pure rapido, al contesto economico e politico generale.
Il quadro internazionale è ancora segnato dalla terribile esperienza dell'11 settembre 2001 e dall'espandersi del fenomeno del terrorismo, contro il quale, nonostante l'impegno mostrato da quasi tutti i paesi del mondo, non sono stati raggiunti ancora risultati decisivi.
E' evidente che il problema delle guerre sul nostro pianeta deve essere risolto con le armi della politica e della democrazia, favorendo la crescita economica dei paesi più arretrati.
Anche il processo di globalizzazione, che doveva unire i popoli ed equilibrare i livelli di sviluppo, sta evidenziando tutti i suoi limiti, anche perchè è un processo ancora circoscritto al solo campo economico-finanziario.
In questa situazione, nel biennio appena trascorso, abbiamo attraversato anche una delle più gravi ed estese crisi economiche, che tuttora è in atto e colpisce i paesi più progrediti.
Una crisi con caratteristiche particolari e preoccupanti che la rendono assai diversa da quelle precedenti.
I mercati finanziari, infatti, sono sottoposti alle tensioni di una economia globalizzata che da alcuni decenni ha trasferito il suo baricentro nell'est del mondo, facendo di queste aree il nuovo fulcro produttivo, economico e finanziario del pianeta.
La vera sfida della globalizzazione si gioca principalmente sul terreno della qualità, della ricerca, dell'innovazione e delle infrastrutture.
Non si tratta di competere con i paesi in via di sviluppo, perché sarebbe una inevitabile sconfitta. Bisogna confrontarsi con le economie più evolute del pianeta e per fare questo c'è bisogno di investire, come dicevo prima, in termini di ricerca e innovazione, qualità ed infrastrutture.
L'Europa.
Di fronte a queste sfide anche il processo di unificazione europea, o meglio, di integrazione, di costruzione dell'Europa, accusa difficoltà e si presenta più difficile del previsto. Il mancato rispetto, da parte di alcuni Stati, del Patto di Stabilità, ha aperto la strada alla tentazione di non seguire le regole; Il tentativo di “direttorio”, di triunvirato di Germania, Francia e Regno Unito; La indisponibilità, da parte degli Stati, ad una indispensabile cessione, almeno di parte, della sovranità nazionale. Sono segnali poco incoraggianti. Eppure tra quattro settimane avremo l'allargamento a 25 Stati-membri.
La caduta delle frontiere deve rappresentare una premessa di prospettiva per un nuovo ideale di unità. L'Europa deve incominciare a parlare con una sola voce nei campi più importanti della politica estera, della difesa e della sicurezza comune.Quello degli Stati Uniti d'Europa è un'ideale che tra i popoli ha preso corpo e, dopo il lungo percorso ormai fatto, questo obiettivo non può andare deluso per il prevalere degli interessi dei singoli Paesi e per lo scetticismo della politica. Ci vuole una forte accelerazione nell'approvazione della nuova costituzione e, soprattutto, nella sua successiva applicazione.
Ma ci voleva l'attentato terroristico in Spagna per convincere i governi degli Stati sull'utilità di procedere con maggiore determinazione !? Anche la diatriba tra europeisti ed euroscettici va smaltita.
Nella ormai avviata campagna elettorale c'è chi vuol porre in parallelo l'essere sostenitori del processo di integrazione dell'Europa con l'essere riformisti, denunciando la presenza di un antieuropeismo al quale contrapporsi e ponendo questo distinguo al centro dello scontro tra i due maggiori schieramenti politici.
La sfida vera non è tra europeisti ed antieuropeisti, ma tra conservatori e riformisti.
Non è sufficiente dire di essere europeisti per esserlo veramente, così come non basta l'etichetta di riformisti per essere effettivamente riformisti.
Il nostro Paese
In Europa e nel nostro Paese sono ancora presenti ampie sacche di conservatorismo, steccati di ordine ideologico, come pure il persistere di forti correnti massimaliste.
Fino a quando in Italia ci saranno movimenti politici e partiti che si considerano unici depositari della democrazia, della verità, così come dei valori della pace, della solidarietà, ed ora anche della libertà, partiti che si ergono a custodi della moralità, che si sentono autorizzati a definire chi la pensa diversamente da loro nemici da combattere, il cambiamento e le riforme rimarranno un'impresa difficile. Ma se non si faranno le riforme con poca probabilità il nostro Paese potrà porsi in Europa con autorevolezza e stupisce che ad opporsi allo svecchiamento di questo Paese sia proprio chi più di altri esibisce il lustrino di riformista.
Riformismo significa condividere e sancire il primato dell'uomo su tutto quanto lo circonda, vuol dire porre al centro dell'iniziativa politica l'uomo prima dello Stato ed avere un progetto serio di trasformazione dello Stato, per avere una società di persone.
E' tempo che alcuni partiti si diano ad un bagno di modestia e realismo per guardare in faccia ciò che veramente vuole il Paese e per dare risposta all'esigenza di certezze che i cittadini manifestano per riporre nel futuro speranza e fiducia.
Diversamente continueremo ad avere l'attuale cagionare politico dello scontro, dell'insulto, della conflittualità permanente, l'abitudine alla lapidazione dell'avversario (nemico) politico, il vizio della polemica, della strumentalizzazione, del piagnisteo, della drammatizzazione e del catastrofismo.
Ci vuole un confronto tra le parti che sia all'insegna della correttezza e della lealtà, del rispetto dell'avversario, più degno di una classe, quella politica, che deve rappresentare i nostri interessi e quelli dell'Italia in Europa e nel mondo.
Anche perché il risultato è la caduta a picco della credibilità verso le istituzioni e gli uomini politici. Due anni fa i governi (in Europa) riscuotevano il consenso del 39% dei cittadini, nell'ultimo sondaggio la proporzione era scesa al 31%. Anche il sistema economico-finanziario ha bisogno di recuperare credibilità. Le vicende della Cirio, di Parmalat, dei promotori finanziari di Banca Fideauram, le speculazioni sui prezzi. Sono solo la punta di un iceberg, quello dei furbi, dei malvagi, degli ingiusti.
Con coloro che abusano della fiducia, con chi non ha rispetto della convivenza civile, ci vuole rigore ed inflessibilità. Ma non c'è solo l'iceberg di Cirio e di Parmalat, ve ne è un altro: quello delle aziende sane, degli imprenditori per bene, corretti, onesti, di chi in silenzio interpreta con senso di responsabilità la propria funzione nella società, degli imprenditori che considerano il rapporto tra capitale e forza lavoro un connubio inscindibile, quale forza motrice dello sviluppo economico e sociale, della crescita di benessere e di progresso.
In questo caso necessitano riconoscimenti e, da parte delle istituzioni, idonei incentivi ad una maggiore espansione e valorizzazione del loro operato.
Le incertezze.
La nostra vita, la vita individuale è sempre tesa al meglio; la possibilità di adeguamento a condizioni migliori occupa la mente dell'uomo con continuità, partendo dal presente per proiettarsi nel futuro. Quando questa possibilità viene messa in discussione nasce il disagio.
La maggiore difficoltà che viviamo in questi tempi è sicuramente lo stato di incertezza per il futuro .
La paura per gli attacchi del terrorismo internazionale, l'apprensione per il rischio e le minacce che corre l'ambiente in cui viviamo, l'inquietudine per la diffusa ed insidiosa criminalità urbana, l'incognita sulla crisi economica che colpisce tutti, sicuramente in modo più pesante le classi più deboli della società.
A questo si aggiunge ora il momento elettorale che si presenta come un velo, un diaframma che si frappone tra il presente e il futuro. Un'incertezza generata dal timore che nuovi indirizzi politici, prospettati nella campagna elettorale, vadano a turbare interessi e ritmi di vita ormai acquisiti e stabilizzati.
Le votazioni ci hanno abituati alla preoccupazione di esiti a sorpresa, eppure il fatto sembra inevitabile anche perché da considerare congenito alla democrazia.
Ci apprestiamo ad affrontare una eccezionale stagione elettorale che sarà, più che una verifica sul consenso ai temi della politica, un esame sulla tenuta del rapporto tra i partiti all'interno delle coalizioni, ma soprattutto fra i partiti e gli elettori, sul grado di fiducia dei cittadini nei confronti delle istituzioni.
Una nazione cresce se il popolo di quella nazione crede nelle proprie capacità, con senso di autostima. L'attuale clima di incertezza non favorisce certo il recupero della fiducia necessaria ad affrontare il cambiamento e chi alimenta la sfiducia e la conseguente strumentale conflittualità sociale non lavora certo per il bene del Paese
La nostra Associazione ha sviluppato la propria attività in modo costante e prevalente in questa direzione: analizzare e capire le cause della crisi dei partiti e del travaglio ormai decennale dei rapporti intercorrenti tra etica e politica e tra potere politico e sistema democratico.
Le prossime elezioni potrebbero segnare una tappa non banale sul cammino di questo ancora impervio percorso e nel complesso dibattito sulle grandi questioni da affrontare per cambiare il Paese.
Noi abbiamo sempre puntato a rafforzare la spinta della società civile verso un revisionato ruolo che i partiti devono esercitare, dimostrando la capacità di interpretare le attese di persone, di città, del Paese.
Il compito della politica non è solo quello di amministrare il presente, bensì quello di tracciare il futuro e governare il cambiamento.
La realtà bresciana
Un'analisi, quella svolta, che non si può trascurare di sviluppare anche per la nostra realtà bresciana.
Anche del futuro di Brescia ci dobbiamo preoccupare. Le prossime elezioni provinciali sono sicuramente il terreno di maggior confronto tra i due schieramenti che noi vivremo più da vicino.
Avremo modo, da qui alle elezioni di giugno, di svolgere approfondimenti sui temi che riguardano la nostra città e provincia.
Avremo ospiti presso la nostra sede, per una serata di dibattito, il Sindaco di Brescia ed il Presidente della Provincia
Le questioni sono tante e di spessore: il destino e il ruolo della nostra Azienda municipalizzata che municipale non è più; l'aeroporto di Montichiari; lo stadio “commerciale” del calcio; la linea ferroviaria dell'alta capacità, le centrali elettriche, la viabilità provinciale con le tangenziali e le autostrade; lo smaltimento dei rifiuti; la grave crisi del sistema produttivo; il rapporto tra città e provincia. Una città che si dimostra egocentrica, amministrativamente e politicamente egocentrica. Il tema della Brescia che vive il mancamento dei partiti che faticano a darsi un orizzonte ben definito ed ai quali chiediamo, se ci sono, di battere un colpo. Ai quali chiediamo di riconsegnare a questa città la nobile e qualificata politica di cui ha bisogno. La politica della proposta, della progettualità, dell'assunzione delle responsabilità, del coraggio delle scelte.
Quando i partiti non riescono ad assorbire il nascere di tante liste civiche vuol dire che qualcosa non funziona, vuol dire che c'è un problema nel rapporto con gli elettori.
Avremo comunque modo di affrontare questi temi anche sulla base dei programmi che i partiti presenteranno.
Il nostro ruolo.
Prima di avviarmi alle conclusioni voglio tornare a parlare di noi, della nostra Associazione.
La metamorfosi è un processo naturale, avviene nel mondo animale, anche in quello dell'uomo, così anche a livello sociale ed in ognuno di noi. La nostra, quella di Libertà @ Progresso, è stata un'esperienza che ci ha cresciuto, ci ha cambiato, che ha fatto emergere i nostri lati positivi, che ha concretizzato la nostra identificazione nei valori e nelle idee, che ha collocato la nostra Associazione nel tessuto connettivo della società bresciana come movimento d'opinione, maturato e cresciuto non per luce riflessa, come un soggetto sociale con spiccata propensione all'esercizio di un impegno radicato tra la gente. Anche come un nuovo soggetto civile che ha inteso elevare la portata della propria caratterizzazione per evitare il rischio di una piatta omologazione e di un retorico conformismo.
E non dimentichiamo anche l'importante ed insostituibile ruolo critico che Libertà @ Progresso svolge all'interno della dialettica politica. Un ruolo che si è rafforzato ed ampliato proprio in virtù del maggior peso che ha acquisito la nostra Associazione. Abbiamo sempre respinto la sterile polemica, ma la capacità di analisi critica per noi è un fattore di democrazia e di crescita culturale.
La politica accompagna la società e da questo ne è derivato uno dei nostri importanti obiettivi: riavvicinare i cittadini all'impegno nel sociale, perché anche se questi si disaffezionano e si disinteressano della politica, la politica si interessa ugualmente di loro, e quindi bisogna ripristinare un interscambio ed una interdipendenza tra società civile e ceto politico.
Non è stato sempre un cammino agevole quello che ha portato alla costruzione del nostro sodalizio. Sino ad oggi gli ostacoli incontrati sono stati superati grazie all'impegno di tutti, con grande spirito di partecipazione. Siamo certi che anche per il futuro questo spirito unitario continuerà ad ispirare i nostri comportamenti.
Possiamo affermare con sicurezza che l'aver costituito e potenziato la struttura organizzativa è stata una scelta vincente, che ha permesso di raggiungere risultati lusinghieri in termini di consenso e di crescita della rappresentatività.
Alla luce di queste considerazioni, ci sentiamo di affermare con serenità, ma anche con altrettanta sicurezza e determinazione, che la nostra configurazione associativa è un modello organizzativo valido e funzionale che risponde alle esigenze del cittadino che vuol essere protagonista nella partecipazione alla costruzione delle scelte della collettività.
Un risultato che ci ha riempito di orgoglio ma che non deve farci sentire completamente appagati. Dobbiamo essere convinti che esistono ancora importanti margini di crescita. Per realizzare questo obiettivo occorre uno sforzo ed un impegno maggiore per coinvolgere tutti i cittadini, associati e non associati, intensificando anche le relazioni con altri soggetti sociali e politici presenti sul territorio per suscitare la maturazione di nuove e più ampie aggregazioni.
Oggi ci apprestiamo a svolgere le elezioni dei nuovi organi dirigenti di Libertà @ Progresso. Anche questo adempimento rappresenta un ulteriore momento di rilancio del ruolo del nostro sodalizio verso risultati di più ragguardevole spessore.
Voglio cogliere l'occasione per ringraziare tutto il gruppo dirigente uscente, il Comitato Direttivo, tutti coloro che pur non rivestendo incarichi collaborano attivamente con l'associazione, tutti i Soci indistintamente, che partecipano o che anche solo con l'adesione sostengono Libertà @ Progresso. Mi riservo una sola eccezione, quella che conferma la regola, certo di interpretare il vostro pensiero, un ringraziamento particolare a colui che rappresenta il vessillo di questa nostra esperienza, l'amico Enzo Cibaldi.
I nostri obiettivi.
Per il nostro futuro, due sono le condizioni da realizzare, che noi consideriamo fondamentali:
La presenza attiva alle prossime scadenze elettorali, in particolar modo alle elezioni provinciali, per sostenere la centralità dei partiti nel sistema politico del nostro Paese. E' nei partiti che deve trovare risposta la voce dei bisogni dei cittadini, la richiesta delle loro aspettative e delle loro speranze.
La giusta indicazione dei candidati sulla scelta dei quali occorre aprire una riflessione. Per un'Associazione come Libertà @ Progresso, che rifugge da qualsiasi bandiera ideologia, che rifiuta i dogmatismi e gli schematismi, che rivendica la propria autonomia ed indipendenza e la propria libertà di scelta nell'interesse dei cittadini, gli elementi decisivi che orientano le preferenze degli elettori sono (e non potrebbe essere altrimenti) oltre alla validità dei programmi, la qualità individuale dei candidati, la loro credibilità personale, il grado di fiducia che essi sanno riscuotere presso i loro colleghi e tra la popolazione.
Questo delle prossime elezioni é un appuntamento da non mancare, poiché da esso dipende il futuro dell'Associazione in termini di agibilità politica e di rappresentanza.
Dobbiamo dunque prepararci mobilitando tutte le nostre strutture ed utilizzando al meglio le risorse umane ed economiche disponibili.
Nell'apprestarmi a concludere voglio sottolineare che abbiamo al nostro interno le donne e gli uomini in grado, con il loro lavoro, il loro impegno e la loro generosità, di dare un contributo importante all'ulteriore crescita della nostra Associazione.
Il nostro proposito è quello di favorire la liberazione delle forze produttive e creative oggi soffocate ed attanagliate nei gangli di un sistema sociale dove, al di là delle parole, nei fatti, la partecipazione dei cittadini alla vita pubblica è ancora troppo limitata.
Il nostro obiettivo è quello di innestare il nostro pensiero ed il nostro modo di agire all'interno delle istituzioni e degli ambiti decisionali della politica, di produrre il nostro contributo senza rinunciare alla nostra identità pur in un percorso di integrazione del nostro operare e dell'essere soggetto di riferimento.
Il nostro progetto è la valorizzazione delle risorse umane, facendo valere i criteri della meritocrazia e della rappresentatività, per riaffermare la democrazia partecipata, dando valore alla cultura del confronto, attraverso la sensibilizzazione delle coscienze verso l'etica della responsabilità , tenendo alta la tensione ideale per arrivare alla fioritura di un nuovo umanesimo.
Far parte di Libertà @ Progresso significa vivere il senso dell'appartenenza a questo progetto, ad un'idea, quella di costruire una società dei principi, della solidarietà, dei valori che valgono, della giustizia giusta (non della parzialità), dell'equità equa, degli ideali autentici.
Nulla è più forte di un'idea per la quale si è deciso di spendere un'esperienza e per quanto riguarda la nostra esperienza ora è maturato il tempo per incominciare a raccoglierne i frutti.
Voglio affermare che noi continueremo sulla strada intrapresa perché siamo convinti che sia quella giusta per tenere vivo lo spirito che ci anima e per consegnare alla società ed al futuro il nostro doveroso contributo.
Da questa Assemblea dei Soci deve nascere un rinnovato impegno per sostenere Libertà @ Progresso nel raggiungimento degli obiettivi prefissati e per rendere più grande e far contare di più la nostra Associazione.
Contribuire a rendere Libertà @ Progresso più salda, più vigorosa, più rappresentativa, concorrere a mantenere viva la voce di Libertà @ Progresso, una voce di sana e robusta costituzione che si esprime con il sentimento della passione, quella autentica, quella che viene dal profondo.
Tutto ciò rappresenterà un orgoglio ed io mi auguro che di tutto questo si possa essere orgogliosi tutti insieme.
Grazie.

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