02.02.05

ANZIANI OGGI: REALTA E PROSPETTIVE

A conclusione del ciclo di incontri sui temi della terza età, analisi e contributi trovano sintesi nel seguente documento.

 

Il presente documento dal titolo “ Anziani oggi: realtà e prospettive ” aggiunge un nuovo capitolo alla collana che Libertà @ Progresso dedica all'impegno dei propri collaboratori. L'intento di quest'iniziativa è di poter legare al tempo in cui viviamo, con un ideale filo conduttore, le testimonianze dei nostri soci e lettori.

Un ringraziamento riconoscente al dottor Francesco Vairani, per la conferenza su “ i cambiamenti sociali del nostro tempo interessanti la qualità della vita della terza età ” di seguito validamente riassunta con la fattiva collaborazione del Capitano Enzo Bertelli.

Introduzione

 

I confini della vita non sono più scanditi dall'anagrafe. Oggi li proclama la voce della performance fisica, biologica, psicologica, sociologica, esperienziale e sapienziale di ognuno di noi.

La presenza dell'anziano nella società si fa sempre più consistente. Oggi rappresenta circa ¼ dell'intera popolazione. Si prevede che, nel giro di pochi anni, l'anziano avrà un potenziale socio-economico tale da influire in modo consistente sui tre fatti economici più rilevanti:

•  la produzione di beni e servizi da parte del sistema;

•  la distribuzione delle retribuzioni e pensioni tra consumi e risparmi del sistema;

•  l'occupazione della risorsa umana disponibile nel sistema.

Il motore di tale potenziale sarà sempre di più costituito dal patrimonio depositato nella persona dell'anziano, vale a dire:

•  esperienza esistenziale ed intellettuale d'ogni livello;

•  conoscenze pratiche operative d'ogni genere;

•  sapienza di scelta di finalità, modalità e priorità, in conformità ad esperienze e conoscenze;

•  saggezza di previsioni, valutazioni, trattamento dei rischi in coerenza con quanto precede.

 

Da qui lo scopo di cancellare i luoghi comuni sull'anziano e proporre una visione dello stesso più conforme alla realtà. Sfatare al meglio la percezione errata dello stesso anziano da parte di molti, istituzioni comprese.

 

Prefazione

Se volessimo scegliere degli insiemi di fatti che più di altri fossero in grado di identificare e sinteticamente riassumere il XX° secolo appena concluso ed il XXI° appena cominciato, penso non si potrebbe tralasciare di accennare a quelli di seguito indicati:

•  le torbidissime, cruentissime guerre intestine ed esterne (rivoluzionarie e non, imperialiste e colonialiste), con le loro immani carneficine umane, spaventose tragedie di dolori, scie interminabili di tribolazioni, distruzioni, involuzioni, evoluzioni;

•  le notevoli masse d'eclatanti, meravigliosi, sconvolgenti sviluppi delle scienze umane, terrestri e no; con la loro vasta e complessa produzione di conoscenze nuove in ogni campo, sollevanti non poche e non facili problematiche d'utilizzabilità etico-morale e d'opportunità sociale ed individuale. Libertà e progresso, ad esempio, valori universali interessanti il singolo prima ancora del gruppo, possono esistere solo se moralmente buoni;

•  gli sconvolgimenti socio-geografici, socio-politici, socio-culturali, tuttora in corso d'opera, in grado di influire, direttamente e/o indirettamente sempre di più sui processi planetari d'assetto e riassetto degli aggregati micro e macro sociali, famiglie e comunità, stati e concentrazioni di stati;

•  il crollo delle culture e dei pensieri unico-dominanti in ogni stato del pianeta; la concomitante esplosione di filosofie ed ideologie innovativo-rivoluzionarie (fuori controllo purtroppo per quanto attiene la tutela della libertà, dignità ed integrità umane); la derivata fioritura di teorie psicologiche, sociologiche, economiche e politiche, le quali hanno ora illuminato ora abbuiato il livello della Q.T.V.(Qualità Totale della Vita), il livello del S.W.T.Q.C. (Society Wide Total Quality Control), in gran numero di paesi avanzati, in via di sviluppo, arretrati;

•  il fenomeno eccezionale, da emergenza epocale, costituito dalla crescita congiunta della popolazione del globo e del suo progressivo, costante, ineludibile invecchiamento, con il conseguente corredo di problemi a dir poco esplosivi quali:

•  il livello qualitativo, della loro domanda strategica di Q.T.V. da parte degli abitanti terrestri;

•  il livello della popolazione over 60 (O.60), sia come numero, sia come importanza qualitativa, per i prossimi sviluppi delle varie società terrestri.

 

E' pacifico che tutto quanto si possa dire degli anziani è inscrivibile nei predetti cinque insiemi d'accadimenti, che dalla metà del secolo scorso stanno caratterizzando il nostro tempo. Il processo di crescita delle popolazioni e d'allungamento della vita media terrestre, infatti, inizia dalla fine della II^ guerra mondiale. La ricaduta pacifica di una delle scoperte belliche più eclatanti, quella degli antibiotici, ha ridotto la mortalità alle età più critiche dell'uomo: quella perinatale, quella infantile e quella over 50.

Le rivoluzioni ideologico-filosofiche e scientifico-comportamentali, che investono tuttora le aree del pianeta, conoscono una formidabile stagione di vivacità creativo-speculativa proprio in coincidenza con la fine della guerra predetta e lo sviluppo conseguente delle democrazie. Sia quelle pre-belliche e sia quelle sorte dalle ceneri dei conflitti sofferti fino allora.

E' da quest'esplosione di teorie e tesi che le nostre sensibilità antropo-centriche e gero-centriche hanno notevolmente aumentato la nostra attenzione su cosa sia realmente la risorsa costituita dagli anziani, su cosa sia utile fare per essa e per la nostra società. L'attenzione socio-centrica contemporanea andrà mirata sugli ultrasessantenni.

Così stando le cose, il cambiamento del nostro atteggiamento sostanziale verso la vecchiaia passerà attraverso vari stadi. Nel corso dei quali noi prenderemo conoscenza che, grazie all'allungamento della durata media della vita e all'azzeramento (tendenziale naturalmente) delle morti per malattia, anziani saremo tutti.

Tutti noi siccome persone civili, per tutelare la nostra dignità ed integrità umane, dovremo operare perché s'instaurino sul pianeta società non solo filantropiche ma anche gero-centriche, poiché l'anziano costituirà sempre di più la parte primaria di dette società e andrà sempre di più difeso, tutelato, impiegato in modo gratificante, motivante, stimolante.

 

In sostanza, gli stadi sopraccitati sono costituiti da:

•  cambiamenti conoscitivi della persona anziana come tale;

•  evoluzione della nostra sensibilità nei confronti della Q.T.V. dell'anziano e nei confronti della S.W.T.Q.C.;

•  crescita della nostra domanda di contenuti qualificanti di politiche statali e regionali, provinciali e comunali, che abbiano l'anziano al centro delle loro attenzioni;

•  acuizioni della nostra presa di coscienza, per il bene suo e di tutti, dell'importanza sociale che l'anziano avrà sempre di più;

•  la crescita della popolazione oltre 60 anni.

 

Tutto quanto precede avrà un cenno che rientrerà nell'economia di questo quaderno, non avrà nulla di sistematico-scientifico ma fornirà semplicemente una serie di spunti ed appunti, di notazioni e riflessioni sull'anziano. Il tutto col filo conduttore di provocare un dibattito associativo inteso a migliorare l'attenzione e l'affetto verso l'anziano, il suo mondo d'oggi, quello che dovrebbe e potrebbe avere domani, quello utile, piacevole e bello che la società intera può sin d'ora costruirgli intorno.

Per finire, se dovessimo scegliere fra tutte le grandi scoperte scientifiche del secolo scorso, quella che più d'ogni altra ha influito sull'evoluzione delle conoscenze ed il sapere sui temi vasti e complessi della vita umana, non avrei dubbi a scegliere la scoperta della psicologia.

Questa ha influito sullo sviluppo delle scienze dell'uomo in un modo vastissimo. Tutte le scienze dell'uomo hanno tratto benefici immensi dalla nascita e crescita della scienza psicologica. La medicina, nei suoi scomparti più delicati, l'educazione, l'organizzazione, il merkating, l'ergologia, l'industrial design, eccetera.

Più di tutte, hanno beneficiato di questa scoperta, quelle scienze che studiano i nostri atteggiamenti e comportamenti, le reazioni e difese umane, le dinamiche con cui si formano i caratteri e le personalità, gli influssi dell'ambiente su coscienza e subcoscienza. Fra queste, ad avere maggior impulso, sono state le scienze dell'educazione:

- la pedagogia, che studia tale attività nell'età evolutiva degli educandi;

- l'andrologia, che studia l'educazione degli adulti;

- la gerotogia, che si occupa invece del mondo dell'anziano, del suo modo di interagire con gli altri, dei suoi bisogni specifici dovuti all'età.

 

Saranno, quindi, i cambiamenti conoscitivi che quest'ultima branca delle scienze dell'educazione ha posto alla nostra attenzione a seguirci passo passo nel corso di queste semplici note.

Un vecchio proverbio cinese dice:

“Le popolazioni si dividono in tre gruppi: Bambini, Uomini e Donne ed Anziani.

I Bambini vivono di futuro.

Gli Uomini e le Donne vivono di passato, presente e futuro.

Gli Anziani vivono di ricordi perché il passato è morto, il presente fugge via, il futuro non ha spazio per essere sognato”

La parte riferita agli anziani è una fandonia autentica e madornale, un errore culturale enorme, la sintesi di uno spreco umano individuale e sociale.

Per tutte le persone, i gruppi sociali, le popolazioni civili e moderne, il passato, identificato dagli anziani, è sempre miniera preziosa d'esperienze, conoscenze, coscienze. E' sempre scrigno di tesori di sapienza e saggezza.

Costituisce sempre una gran ricchezza sociale che le società moderne e gerocentriche saranno chiamate sempre più a polarizzare su adeguate finalità, a conservare, potenziare, utilizzare con efficienza, secondo una cultura di S.T.W.Q.C..

 

Dobbiamo chiederci e spiegarci cos'è che giustifica una rappresentazione dell'anziano così suggestiva come quella risultante dai capitoli precedenti.

La risposta è semplice: invecchiare è l'unico modo oggi conosciuto per non morire giovani, ma non è una battuta umoristica perché diventare anziani vuol dire aver gestito con molta efficienza ed efficacia il dolore del vivere e del divenire quotidiano (e non) e ciò provoca un effetto straordinario, arricchisce l'anziano sia potenzialmente sia sul piano individuale sia quello sociale.

Per le nostre società in rapido e radicale cambiamento e per le loro strutture demografiche, l'anziano costituirà una risorsa umana e strategica sempre più qualificata sul piano scientifico generale, organizzativo totale, manageriale politico/economico/finanziario, economico individuale e sociale.

Cosa significa tutto ciò. Significa considerare l'anziano non più peso sociale, bensì risorsa strategica per tutta la società moderna. L'anziano non più definito dall'anagrafe, ma dalla sua condizione fisica, mentale, psicologica, sociologica, spirituale, storica.

L'anziano sempre più perno:

•  Tra chi oggi deve maturare bene, per vivere bene in futuro (under 18)!

•  Tra chi oggi deve lavorare tanto per vivere bene lui e gli altri (over 18 -65)!

•  Tra chi oggi deve guarire bene e presto per essere felice di tornare a vivere tra chi ha la fortuna di stare già bene!

 

Parliamo di politica geocentrica

 

L'umanità ha impiegato circa 2.000 anni di storia e circa 10.000 anni di preistoria per passare dagli stati senza politica sociale agli stati con politiche sociali previdenziali, generali antropo-centriche da welfare e generali gero-centriche.

Nel secolo scorso il primo stato che ha operato antropocentricamente è stato l'Austria di Bismark. Questi nel 1860 creò il primo sistema previdenziale a favore dei dipendenti pubblici, ma non perché filantropico, perché questi erano, con la loro efficienza, fedeltà, rettitudine, l'unico vero collagene del variegato mondo polietnico, polireligioso, impero asburgico ( la previdenza faceva da attrazione ai migliori e da fattore di lealtà ed onestà oltre che di fedeltà).

Oggi, per forza naturale di variazioni geo-strategiche, dovute essenzialmente alle dinamiche tipiche della società, non ultimo, quelle demografiche, lo Stato civile moderno dovrà divenire gerocentrico non solo perché ciò sarà utile, umano e morale, ma anche perché sarà necessitato dalla sua volontà di continuare ad esistere come Stato.

Infatti, tutti gli stati della terra hanno il problema dell'attenzione concreta all'anziano, visto come risorsa rilevante del loro futuro. E, quindi, delle due l'una ed una solamente: questi Stati o saranno gerocentrici, vale a dire, metteranno l'anziano al centro delle loro provvidenze socio-politiche; o non saranno, perché la mancata politica dell'anziano li priverà di detta risorsa ed essi risulteranno soccombenti per deficit vari di competitività dovuti al non uso di tale risorsa.

Per evitare tale debacle, tutte le strutture possibili (hard & soft) che interesseranno, direttamente o indirettamente la tutela, l'utilizzo appropriato, la motivazione della risorsa “anziano”, saranno oggetto d'iniziative politiche mirate a costruire un sistema pubblico di provvidenze geocentriche, civili e moderne ispirate nel frattempo a queste linee d'azione integrate ad una linea di:

•  sicurezza sociale, dalla culla alla tomba.

•  scolarizzazione seria, specifica, permanente, dall'infanzia alle soglie del riposo ultimo.

•  sanità globale (monitorata a tutte le età) della vita biologica, mentale, psicologica e sociologica.

•  economia a servizio della persona umana a tutte le età.

•  armonizzazione dei processi economici, di produzione, distribuzione e utilizzo della ricchezza, per consumi, risparmi e investimenti, fortemente meritocratica.

Ad un benessere sociale a tutte le età, al principio fondamentale dell'organizzazione, della convivenza sociale, per il quale non tutto ciò che è bene per l'uomo é anche moralmente buono e ciò che è bene è pure moralmente buono solo se è conforme alla natura umana, ma, proprio per questo, risulterà molto conforme alla natura umana responsabilizzare e aiutare i singoli sui loro interessi futuri da anziani-risorsa strategica e non anziani-peso sociale.

Per strutture hard intendo tutto ciò che è inerente ad installazioni fisse come ambienti, impiantistica, attrezzature, materiali base, trasporti, parcheggi, telecomunicazioni, scuole. Insomma tutto ciò che può essere definito come insieme di mezzi di lavoro.

Per strutture soft intendo manuali di procedure e qualità, regolamenti, persone, comunicazioni, sistema di valori morali, climi operativi, cultura della Q.T., sviluppo organizzativo, retribuzioni ed incentivi.

Il prof. Francesco Antonini, padre della geriatria italiana ha affermato che “ la vecchiaia è la stagione della libertà, della creatività e dell'amore” perché, aggiungo io, libertà, creatività e amore sono uso strategico delle conoscenze depositate in noi, in altre parole, l'uso destinato a coordinare attività di vario genere per consentire alle stesse di raggiungere gli scopi che si prefiggono, interagendo efficacemente con l'ambiente circostante, influendo sulle mutazioni di tale ambiente, per favorire il conseguimento di detti obbiettivi.

Sempre per analizzare al meglio questa prospettiva ricorro al prof. F. Antonini. Ecco una sintesi del suo pensiero gerocentrico:

L'età dell'anziano deve divenire l'età della libertà sua propria; della creatività per sé e per gli altri; dell'amore suo per tutti; della serenità sua con l'ambiente; della pace interiore ed esteriore con tutto il suo intorno.

Visione bella, utile, piacevole. E' una visione utopistica? E' una visione ucronica?

Mi permetto rispondere e spiegare la risposta. E' una visione suggestiva ma non utopistica né ucronica. E' una visione possibile da realizzarsi al più presto, qui ed ora.

Ma non si realizza per dinamica naturale delle spinte e controspinte culturali, ideologiche, politiche, sociali, economiche, demografiche.

Si realizza con precise iniziative socio-politiche gerocentriche aventi natura e contesto sociale derivanti direttamente dalla realtà illustrata, con lo scopo guida di utilizzare al meglio possibile la risorsa anziano per il bene suo e dell'intera società.

Da qui si deducono proposte di varia natura politico-gerocentriche, che si porranno in discussione come temi di civiltà politica, di partecipazione democratica dei singoli perché sia anche dello Stato. Vediamo di illustrare al meglio queste prospettive.

Con scienza e metodi formativi moderni per adulti, androgogia e gerogogia, noi possiamo operare in via formativa, sulle potenzialità d'esperienze, salute fisica e mentale, psicologica sociologica, degli adulti che stanno diventando anziani, per consegnare alla società uomini e donne d'ogni età liberi, creativi, in pace con sè e gli altri, per costruire una società più sana, scolarizzata, serena.

 

X)

Prima di parlare dei provvedimenti di politica gerocentrica non è superfluo un cenno ai problemi dell'anziano in genere.

Occorre aprire bene gli occhi di fronte ai numerosi problemi che un anziano può trovarsi ad affrontare in una società competitiva, dinamica ed irriflessiva, egoista e crudele come le nostre società cosiddette progredite.

Possiamo affermare che sono società che hanno fatto della libertà uno strumento d'isolamento ed indifferenza verso gli svantaggiati. Magari mascherandolo di giustificazioni varie più o meno di comodo.

Gli anziani costituiscono la straordinaria e silenziosa rivoluzione che in pochi lustri ha capovolto la demografia della terra. E, per la sua silenziosità, non può essere misconosciuta.

Sarebbe un crimine sociale grave, carico d'effetti individuali e collettivi spaventosi. L'Italia è uno dei Paesi più vecchi del pianeta. Che facciamo? Restiamo zitti? Restiamo qui con le mani in mano? O invece ci diamo da fare per dire, nel bene di tutti, salvaguardiamo dignità ed integrità dell'anziano e quindi quella di ognuno di noi.

La vecchiaia deve passare dall'età dei riepiloghi, rimpianti, nostalgie, all'età dell'innovazione continua a piccoli passi, spiritualità pervasiva e permanente, religiosità riflessiva e meditativa, speranza gioiosa d'essere utili sempre ed ovunque, azione donativa verso chi ci sta vicino o ha bisogno di noi.

La memoria dell'anziano sarà sempre di più la chiave di comprensione ed interpretazione del nostro passato, ma anche del nostro futuro, oltre che del tormentato presente.

Ma a tutto ciò non possiamo confrontare il risvolto della medaglia costituito dai problemi dell'anziano nella società, che abbiamo costruito molto male, se non troppo, prescindendo da lui e dai suoi bisogni.

I problemi e le difficoltà fisiche nascono dal fatto che per l'anziano aumenta la probabilità di buscarsi delle malattie con l'avanzare dell'età. E sia detto in generale, non c'è apparato anatomico, non c'è funzione fisiologica che sfugga a questa legge probabilistica.

E poi ci sono i problemi e le difficoltà psico-sociali, non lievi né indolori, ma spesso drammatiche. E con la solitudine, l'isolamento sociale, aprono la porta all'anoressia, la depressione, la disperazione. Fare i conti da soli con gli interrogativi quotidiani, non pochi né lievi, può diventare già un dramma solo a pensarci. Dramma che può sfociare presto nel decadimento totale, a cominciare da quello mentale.

E non è il caso di passare sotto silenzio la questione, vasta e complessa implicante convergenze e sinergie di molti sistemi della società contemporanea, dei problemi e delle difficoltà dell'anziano per mancanza o carenza di spazi adeguati ovunque, perché l'anziano stesso si senta sempre non un problema fastidioso, ma una presenza gradita; non tollerato, ma accolto con calore e simpatia; non un peso, non un parcheggiato, ma un protagonista caro; non un costo ma una risorsa utile, preziosa, ambita per tutti; non una persona sola, ma sempre in compagnia a lui attenta; non demotivata ma motivata da noi utenti potenziali della sua presenza tra noi; non incompresa ma compresa, sempre ed ovunque, da noi tutti; in ogni caso.

Ed infine, last but not least, occorre che entrino in funzione provvidenze profilattiche, protesiche quotidiane di garanzia contro la non autosufficienza e la non mobilità.

Due piaghe che disonorano una società che vuol dirsi cristiana, libera, democratica, civile, o semplicemente umana.

E va da sé che in queste ed altre provvidenze la famiglia dovrà essere in primo piano. La famiglia che cura amorevolmente il proprio anziano andrà veramente aiutata, non pro forma, e la cura andrà certificata. Soldi tanti, ma dati a ragion veduta. Pene severe, in caso di furbate, ai loro autori ed a chi doveva vigilare e non l'ha fatto.

Non andrà solo combattuta ed evitata la tendenza dell'uomo (non ragionata ma di natura reattiva) nei confronti della società al disimpegno da ritiro emotivo, all'inazione pensionata, alla deresponsabilitazione psicologica conseguente, ma rivalutata dei binomi:

anziano --- lavoro socialmente utile

anziano --- volontariato

anziani --- nonni professionali.

 

X)

> Teniamo l'anziano in scena meglio e più a lungo possibile.

Trattenere l'anziano sano in scena é testimonianza di civiltà, é atto molto umano e morale, é azione socialmente utile nel presente e nel futuro, per le generazioni attuali giovani, per le generazioni future; il contrario é spreco enorme di ricchezze materiali e morali, é atto grave d'irriconoscenza ed ingratitudine, d'inciviltà ed inefficienza, é prodromo di conflitti intragenerazionali.

> Prevenzione globale permanente dei rischi tipici dell'anziano. L'anziano è immerso per realtà ambientale, biologica, storica, psicologica e culturale in molti rischi di decadimento della sua performance.

Non solo il rischio sanitario, alimentare, alcolico e tabagistico, iper tossico, ma anche ( e primieramente) i pericoli domestico – relazionali e no; ambientali, di lavoro e tempo libero; culturali, ricreativi, per eccesso o assenza; da intempestività assistenziale; da solitudine; da inattività.

> Impariamo tutti l'anziano a tutte le età: dalla scuola materna all'università, dal fidanzamento al matrimonio, dalla nascita dei figli alla loro crescita, in casa e nel lavoro, nel tempo libero, nel tempo occupato. Tutti (anziano compreso) siamo chiamati a queste azioni: imparare ad invecchiare bene, ad interagire bene con gli anziani e con tutti, dai nipotini ai figli, dai vicini ai lontani. Quindi per tutti: preparazione globale permanente, professionale, relazionale, motivazionale. Il tutto cominciando, in proporzione ad ogni età, quando ancora non si è anziani, per ritrovarsi anziani in forma, per saper esserlo sempre e con chiunque.

A seconda dei casi, la formazione in questo settore, anche su deficit relazionali eventualmente in campo, potrà aiutarci molto a terapeutizzare, ridurre ed evitare rischi gravi d'inazione, indifferenza, isolamento, depressione.

imparare ad invecchiare bene, ad interagire bene con gli anziani e con tutti

E quest'omogeneizzazione di finalità, di modalità potrà ottenersi solo con massicce azioni formative a tappeto su tutti noi, dentro e fuori casa.

La società cambia velocemente, non possiamo subire passivamente questo cambiamento, dobbiamo ideare, progettare, realizzare, a ragion veduta ed a buon diritto, il nostro cambiamento. Esprimendo, in ogni caso, valori universali, percezioni corrette, valutazioni equilibrate, relazioni interpersonali efficienti ed efficaci, moralmente buone e, insieme, belle, utili, piacevoli per tutti noi, anziani compresi.

> Più generazioni diverse, coabitanti armoniosamente in abitazioni attigue o sotto lo stesso tetto. Tutti i cambiamenti, i provvedimenti, gli incentivi civili, individuali, famigliari possibili siano sempre orientati a favorire la convivenza fra più generazioni, che si dovranno formare per conseguire questo risultato.

Ad evitare rischi di lontananza degli anziani dai loro cari, indifferenza di questi verso i bisogni degli anziani, isolamento degli anziani dai contesti sociali possibili, ci dovranno pensare le strutture del caso.

Le politiche previdenziali, del risparmio garantito, della famiglia, della casa, dei finanziamenti per la casa adatta anche agli anziani, oltre che ai loro cari giovani, dovranno convergere sull'obbiettivo. Famiglie plurigenerazionali unite negli stessi affetti e fisicamente sotto tetti unici o contigui.

> Rivedere radicalmente le politiche tributarie e previdenziali per le famiglie che saranno effettivamente ed efficacemente plurigenerazionali. Non è che si debbano svuotare ad ogni costo quegli stabilimenti che vanno sotto nomi eufemistici di case di riposo per anziani, anni azzurri per i nonni, residenze serene per genitori vecchi. Ma si possono favorire atteggiamenti e comportamenti individuali e di gruppo, famigliari e comunitari, che facciano di questi impianti un prezioso ausilio estremo, mai un comodo parcheggio degli anziani.

Quindi, largo alle nascite al più presto, sostegno morale ed economico alle famiglie con figli. Rivalutazione radicale piena di visibilità, prestigio, conforto per la madre che ha figli e, per questo, sta a casa ad accudirli ed educarli con amore. Incominciamo subito la svolta strategica del riconoscimento dei valori insiti nelle attività domestiche di generazione, allevamento, educazione, organizzazione, motivazione della vita e della costruzione della famiglia sana.

> Consentire all'anziano, preparandolo concretamente, di lavorare il più a lungo possibile in lavori a lui adatti. Si dovranno trovare lavori, e ce ne sono molti, non faticosi per l'anziano in genere, motivanti la sua persona, socialmente utili, generatori di soddisfazione per lui e per gli altri, incrementanti la Q.T. della sua vita e quella degli altri a lui vicini, costituenti aree di ricerca innovativa continua a piccoli passi, data la sua esperienza, non oscuri, a contatto con il pubblico possibilmente generatori d'attenzione, affetto, amicizia, aiuto per gli anziani.

E' una grande scoperta della scuola italiana di psicologia l'insieme dei processi per i quali il lavoro è fattore insostituibile caratteristico degli equilibri psico-fisici della persona.

Occorre un radicale rinnovamento dell'approccio al problema “anziani e lavoro”. Vediamolo: inventariare tutti i lavori fatti da giovani che possono essere fatti da anziani e ridistribuendoli con giusti incentivi. Esistono moltissimi lavori rispondenti a quanto detto. Favorire l'impiego d'anziani indipendentemente dal 30% d'anziani sulla popolazione totale di cui si parla, rappresenta sempre un gran contributo all'edificazione di una società più giusta verso chi le ha dato molto e per decenni di seguito.

Una galassia di lavori non fatti che potrebbero essere svolti da anziani, attende di emergere dalle nebbie dei desideri o dei sogni, o peggio, dei bisogni di una società più consapevole verso l'anziano. Si tratta dell'insieme dei lavori inerenti punti di presenza fissa di una persona, punti di vigilanza attiva, d'osservazione, avvertimento. Punti d'applicazione e manutenzione d'elettronica varia, d'intrattenimento, accompagnamento di bambini, di svantaggiati, d'anziani deboli. Occorre che le istituzioni del caso attivino l'incontro di queste opportunità con l'anziano, approntino organizzazione e regolazione di queste attività, facciano ricorso ad attività formative preparatorie per anziani onde posizionarli sui nuovi lavori con loro soddisfazione e quella della società.


 
   
Vietata la riproduzione - © 2000 - 2008 Libertà @ Progresso - Brescia - Tel. e Fax 030.8374161