11.10.06
Documento del Comitato Direttivo di Libertà @ Progresso sul "Testamento biologico"
La ridefinizione del concetto di salute e il progresso della medicina fa si che sempre più spesso il cittadino sia chiamato ad esprimere il suo punto di vista su trattamenti sanitari che presuppongono un giudizio di valore e richiedono decisioni molto impegnative sul piano emotivo ed esistenziale.
Ai cambiamenti della medicina si aggiunge la variazione della domanda di cure, al punto da far emergere con chiarezza, per la prima volta, che l'orientamento e le priorità del paziente, il suo punto di vista sulla salute e sulla malattia, le sue competenze, pur essendo diverse da quelle degli operatori sanitari, non sono prive di valore, non possono essere ignorate o combattute ma devono essere riconosciute e valorizzate.
Viviamo anche un'epoca in cui gli straordinari progressi della scienza medica e delle biotecnologie permettono di intervenire sul corpo umano, di modificare il corso delle malattie, alleviare i dolori, curare gravi disturbi, evitare morti premature e dunque frapporsi sui tempi e sulle forme della malattia, della sofferenza e della morte.
In questo contesto è sempre maggiore l'aspirazione dell'individuo all'autodecisione, alla possibilità di ricercare in autonomia la propria strada, a non delegare ad altri scelte che considera esclusive della propria sfera personale.
Di fronte alle critiche condizioni che definiscono la malattia è difficile ritrovarsi in un'etica comune anche se il problema etico e giuridico può essere inteso come il problema della libertà.
Il Comitato Direttivo di Libertà @ Progresso ritiene immotivato uno scontro tra laici e cattolici e valuta che sul tema sia giusto aprire un dibattito in cui la politica si deve assumere la responsabilità di verificare un compromesso accettabile per pervenire alla definizione di un assetto legislativo che disciplini la problematica senza dimenticare l'esigenza di una rivisitazione più ampia dell'intera materia.
Il Comitato Direttivo ritiene che tanto l'accanimento terapeutico quanto l'eutanasia siano entrambi da rifiutare e che il vero problema non è quello di una disquisizione e distinzione tra cura doverosa e accanimento terapeutico così come la demarcazione tra l' eutanasia attiva e passiva, ma quello di stabilire i ruoli ed i confini decisionali dei soggetti interessati: il medico, il malato, i familiari del malato. In questo ambito si tratta di approfondire il concetto di libertà di scelta.
Libertà @ Progresso dice sì al “Testamento biologico” che non va però confuso con l'eutanasia che è invece la richiesta esplicita e cosciente del malato di porre fine alla propria esistenza, quando questa sia diventata insopportabile. Necessario risulta infatti che il Testamento specifichi l'autonomia del medico e il ruolo da attribuire alla volontà del soggetto non più capace di intendere e di volere a causa della malattia; precisi il più ampio diritto alla privacy e il diritto che esclude l'intromissione dello stato nelle decisioni del singolo; faccia in modo che la scelta che opererà il mandatario sia ispirata alla tutela ed al rispetto della volontà del mandante e non risulti inquinata da eventuale personale interesse.
Un Testamento biologico in cui gli elementi etici, religiosi, familiari e deontologici non siano fattore discriminante delle scelte, ma un contributo ed espressione di libertà.
Ecco il perché della necessità di una dichiarazione anticipata di volontà: un atto formale, che consenta a ciascuno, finché si trova nel possesso delle sue facoltà mentali, di dare disposizioni riguardo ai futuri trattamenti sanitari per il tempo nel quale tali facoltà fossero gravemente ridotte o annullate.
Le "Dichiarazioni anticipate di trattamento" possono rappresentare un insieme di norme con un fondamento giuridico in grado di salvaguardare le volontà del paziente e di consentire la realizzazione effettiva del fondamentale diritto di ogni individuo perchè l'ultimo tratto della sua esistenza corrisponda, non ad una morte dignitosa, ma alla vita, soprattutto ad una “vita dignitosa".
Brescia 2 ottobre 2006
Approvato all'unanimità

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